Descrizione
In questo numero:
1) Gli Alberi di casa Marli – Irene Cinnirella
“Leggere questo racconto è come diventare quel vecchio guardone di Scrooge assieme allo Spirito del Natale
Presente. Cinirella ci apre letteralmente una finestra per svolazzare all’interno della famiglia Marli e di tutte le loro dinamiche pre-natalizie, ponendoci inconsciamente una sola domanda essenziale. Se per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il Natale cosa ci vuole davvero?”
2) Voce del verbo Volare – Cristi Marcì
“Il racconto di Marcì è come neve che ammanta una scarpata ferroviaria. Triste.
Sporca. Desolata. E – proprio come neve – ti cade addosso gelida e pungente e fragile.
Se non lo leggi con gli occhi del Natale. Perché Natale è anche desiderio, e desiderio vuol dire sperare, e la speranza è anche la capacità di affrontare e superare un urto senza rompersi.”
3) Il primo Natale – Victor Paul
“Il primo Natale è un buon racconto perché onesto, come racconto. Gli artisti sono bambini coraggiosi che non hanno paura di mettersi a nudo anche d’inverno. Ci insegnano che molte cose della tua infanzia rimangono con te, e passi gran parte della tua vita cercando di riconquistarle. La riconquista di Paul è alimentata da una Stellina trovata in pieno solstizio d’inverno, che rende questo suo Natale di nuovo un primo natale dopo molti natali passati.”
4) La Maison Rose – Atena Forconi
“La Maison Rose rende questo Natale un delitto. Dovete sapere che gli scrittori si vidono in due categorie: gli Scrittori e gli
Scrittori di Gialli. Va poi aggiunto che la narrativa si divide in Romanzi e Racconti e scrivere racconti è molto difficile, e quindi sfornarne uno giallo come questo è un dono da quarto Re Magio. La storia di Forconi è come se fosse stata scritta da Agatha
Christie sotto indigestione di dieci piccoli pan di zenzero.”
5) Interno luce – Tonia Tornberg
“Interno Luce riguarda lo scorrere del tempo, del suo lavorio, del suo logorio. Una sorta di vecchio album fotografico che sfogliandolo ti ricorda dove eri e con chi eri e quello che eri. Una specie di antico specchio che riflette ciò che ora sei e quello che potresti diventare. Qui il Natale è un contorno, è come una stagione che prende e passa e se ne va, anno dopo anno. Tornberg ci ricorda che non sono i Natali a cambiare, ma noi.”



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